Un milanese a Trieste

Io non sono triestino, o perlomeno non lo sono per nascita.
Lo sono invece per adozione, e ciò talvolta stride un po’ con le mie origini milanesi.

Fin da bambino ho dovuto confrontarmi con una domanda molto difficile, una domanda che avrei sempre voluto evitare e che invece puntualmente, con mio grande rammarico, i parenti e gli amici più disparati mi ponevano: “ti piace più Milano o Trieste?”
Preso sempre alla sprovvista, diviso tra patriottismo lombardo e giuliano, non sapevo mai cosa rispondere; con diplomazia riuscivo a nascondermi dietro ad una innocente risposta come “mi piacciono tutte e due uguale”.
Dopo le elementari le persone hanno perso il morboso interesse per questa spinosa questione; tuttavia ancora adesso queste mie due identità territoriali non sono sempre conciliate.

Ad esempio la mia dimestichezza col dialetto triestino rimane tuttora quasi nulla, mentre in milanese qualcosina lo riesco a balbettare, ma se la lingua è un fattore discriminante invece l’accento è una mescolanza di entrambe le parlate, e non è né l’una né l’altra, ma entrambe fuse assieme.
Resto sempre un “milanese imbruttito” fieramente attaccato alla città natale, che canta “oh mia bela madunina” e che ribadisce sempre “Milan l’è sempre la grande Milan”; tuttavia 14 anni di vita a Trieste lasciano il segno (soprattutto se ne hai 16) e anche questa città fa ormai indelebilmente parte di me.

D’altro canto non so come farei a vivere senza di essa, così ricca di meraviglie, così eterogenea nelle sue piccole dimensioni, quasi contraddittoria, che sa offrire uno spettacolo sempre variopinto: l’imponenza aristocratica che accomuna i bei palazzi del centro e i malandati magazzini del Porto Vecchio, il Carso assolato e i boschi della Val Rosandra, ma soprattutto il mare, limpido e abbagliante d’estate come anche plumbeo quando spazzato dalle folate di bora scura invernale, creano un’aura mistica dalla quale è difficile non essere soggiogati.

Non so ancora se ho trovato la risposta a questa ancestrale domanda, e non so se lo saprò mai; ma una cosa è certa: che, in fin dei conti, sono felice di esser venuto a vivere qui.

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