Vai a spiegarlo che sei di frontiera

Trieste è il bordello dell’Europa Orientale. Una sottospecie di limbo tra Occidente e Oriente, il cancello sulla cortina di ferro, un posto un po’ a caso, lasciato dagli Illiri e preso da molti.

E’ difficile spiegare cos’è un Triestino al resto del mondo. Ci ho provato molte volte quando me ne sono andata.

“I’m from Italy, the northeast. Trieste, to be specific. I’m Italian but not as much as someone from Milan.”

Vai a spiegarlo a qualcuno che sei di frontiera, che sei stata più volte in Slovenia che a Venezia. Al contempo però, è questa la bellezza di Trieste, l’essere un bordello.  D’altronde chi si annoia in un bordello?

Certo, è un po’ ipocrita da parte mia scriverlo, però ecco, il fatto è questo: quando cresci vicino al mare, l’orizzonte è sempre troppo vicino e dannazione, c’è di sicuro un altro orizzonte più esteso, più intrigante, più blu. Nella sua complessità di bordello, Trieste rimane pur sempre un porto. Che altro si fa da un porto, se non partire?

Non fraintendere,  amo la città dove sono nata e cresciuta. Trieste è un mondo a sé, un soffione sul mare, bella.

di Caterina Barbi

Un milanese a Trieste

Io non sono triestino, o perlomeno non lo sono per nascita.
Lo sono invece per adozione, e ciò talvolta stride un po’ con le mie origini milanesi.

Fin da bambino ho dovuto confrontarmi con una domanda molto difficile, una domanda che avrei sempre voluto evitare e che invece puntualmente, con mio grande rammarico, i parenti e gli amici più disparati mi ponevano: “ti piace più Milano o Trieste?”
Preso sempre alla sprovvista, diviso tra patriottismo lombardo e giuliano, non sapevo mai cosa rispondere; con diplomazia riuscivo a nascondermi dietro ad una innocente risposta come “mi piacciono tutte e due uguale”.
Dopo le elementari le persone hanno perso il morboso interesse per questa spinosa questione; tuttavia ancora adesso queste mie due identità territoriali non sono sempre conciliate.

Ad esempio la mia dimestichezza col dialetto triestino rimane tuttora quasi nulla, mentre in milanese qualcosina lo riesco a balbettare, ma se la lingua è un fattore discriminante invece l’accento è una mescolanza di entrambe le parlate, e non è né l’una né l’altra, ma entrambe fuse assieme.
Resto sempre un “milanese imbruttito” fieramente attaccato alla città natale, che canta “oh mia bela madunina” e che ribadisce sempre “Milan l’è sempre la grande Milan”; tuttavia 14 anni di vita a Trieste lasciano il segno (soprattutto se ne hai 16) e anche questa città fa ormai indelebilmente parte di me.

D’altro canto non so come farei a vivere senza di essa, così ricca di meraviglie, così eterogenea nelle sue piccole dimensioni, quasi contraddittoria, che sa offrire uno spettacolo sempre variopinto: l’imponenza aristocratica che accomuna i bei palazzi del centro e i malandati magazzini del Porto Vecchio, il Carso assolato e i boschi della Val Rosandra, ma soprattutto il mare, limpido e abbagliante d’estate come anche plumbeo quando spazzato dalle folate di bora scura invernale, creano un’aura mistica dalla quale è difficile non essere soggiogati.

Non so ancora se ho trovato la risposta a questa ancestrale domanda, e non so se lo saprò mai; ma una cosa è certa: che, in fin dei conti, sono felice di esser venuto a vivere qui.

Respiro libertà

Mi ricordo ancora di quando da piccola mi fermavo con la nonna di fronte a Piazza Unità, lei osservava il mare ed improvvisamente un sorriso sereno si accendeva sul suo viso, restava immobile a contemplare quello spettacolo di colori e mi diceva: “questo posto è speciale”. Io mai riuscivo a capire cosa ci fosse di così tanto speciale nella mia città, ero talmente abituata a vivere circondata da quelle meraviglie che la loro unicità riusciva persino a sfuggirmi.

Crescendo ho capito, ho cominciato ad innamorarmi di questa città “che in ogni parte è viva”, ho cominciato ad ammirare con occhi sognanti tutto ciò che da bambina talvolta non erano capace di vedere.

Trieste è tutto ciò che io possa desiderare da una città, è tutto quello che ho sempre cercato: Trieste è la via troppo stretta in Cavana nella quale non si riesce a camminare in due affiancati; Trieste è la chiesetta sempre aperta nella quale posso trovare un po’ di pace e serenità; Trieste è la vecchia brontolona che ogni giorno rivedo “navigar per le vie del centro”; Trieste è il nostro mare, palcoscenico di giochi di luci, colori e suoni, ospite di migliaia di uccelli e pesci che ogni giorno  contribuiscono a rendere questa cittadella alle volte dimenticata, unica.

È proprio sul nostro mare che vorrei soffermarmi. Per noi triestini è spesso scontato vivere in una città che si affaccia su un’immensa distesa di blu, è scontato affacciarsi alle finestre e vedere il mare all’orizzonte, il sole che vi si immerge dentro al tramonto, i ragazzini che si tuffano in acqua d’estate, la gente che passeggia lungo la costa per raggiungere il meraviglioso castello di Miramare, dove tutte le onde sembrano confluire. Eppure non è un privilegio concesso a tutti, Trieste dispone di un dono, una fortuna che va preservata e custodita come il più prezioso dei gioielli che possediamo.

Ora ritorno spesso nel luogo in cui mi fermavo sempre da bambina con la nonna, mi volto verso il mare, lo contemplo come fosse la più grande delle porte d’accesso per il mondo che sta lì fuori, oltre quell’orizzonte, e ve lo posso assicurare: ogni volta respiro libertà.

di Stefania Montesion

Riesco a capire Trieste

Prendi il cappotto, stiamo uscendo. Presta attenzione però, perché non andiamo in un posto normale.

Andiamo dove non avrai il tempo per riprendere fiato da una discesa percorsa a rotta di collo che già starai scalando un nuovo colle. Andiamo dove il tuo sguardo può perdersi tra le onde e il tuo cuore ballare in punta di piedi sulle pietre sconnesse del lungomare.
Andiamo dove puoi stare al fresco e perderti nei boschi, vagando per sentieri che, se non stai attento, ti possono portare in un altro Stato in un batter d’occhio.
Andiamo dove se fai una piroetta in piazza ti sembra di impazzire: davanti a te si confonderanno le colorate immagini di bambini intenti a giocare a pallone e la sbiadita fotografia di un gruppo di anziani abbarbicati su una panchina che lanciano briciole di pane ai piccioni.
Andiamo dove essere entusiasti è obbligatorio, anche se non lo desideri. Ci ho provato qualche volta ad essere triste, sai, ma non ha mai funzionato a lungo. È sempre passato un impetuoso vento a strapparmi via le preoccupazioni e a spingermi avanti, verso  l’orizzonte limpido.
Andiamo dove ogni ragazzo si sente un po’ speciale quando cammina sulle rovine romane senza aver viaggiato per visitarle, dove i tramonti colorano di rosa pallido le bianche mura di un castello in riva al mare.
Andiamo in spiaggia e sull’altopiano, viaggiamo seguendo i passi di grandi scrittori che sono rimasti colpiti a fondo da questa città che sembra irrazionale, ma che ha un senso.

Perché per quanto difficile possa sembrare, questa città parla a chi la ascolta e si, io riesco a capire Trieste.

di Caterina Mezzena Lona

Trieste è un puzzle

Trieste è un puzzle. Un’istantanea divisa in tanti piccoli grandi mondi che si incastrano perfettamente l’uno nell’altro. Un gioco di pazienza in cui il singolo frammento non ha senso se non si relaziona con gli altri e diventa parte del tutto.

Trieste per me è sempre stata il luogo dell’incontro. Una città in movimento in cui convivono realtà diverse ma complementari, in cui si condensano fascino e contraddizioni da cui nasce una ricchezza di cui è difficile disegnare il contorno.

Trieste sa essere ospitale, anche se a volte si comporta come se così non fosse, e con gli anni è diventata poliglotta. È una macedonia di frutta in cui origini e sapori diversi si legano grazie alla dolcezza dello zucchero e alla determinazione del limone.

Con Basaglia Trieste ha saputo ascoltare e provare empatia per chi soffre. Si è fatta portatrice di un cambiamento coraggioso e audace, rivoluzionando la propria mentalità e sfatando i pregiudizi più radicati.

Trieste porta sulla sua pelle i segni di un passato travagliato. Cicatrici legate alla guerra e ad esecuzioni civili e militari che l’hanno travolta come un fiume in piena.

Trieste sa come aggregare le sue diverse anime e dare risalto alla biodiversità che la contraddistingue. È una perla scaramazza che dietro forme insolite cela una bellezza rara.

di Allegra Carboni

Ho attraversata tutta la città. Poi ho salita un’erta.

“A Trieste ove son tristezze molte, e bellezze di cielo e di contrada, c’è un’erta che si chiama via del Monte”. Umberto Saba mi si presenta così, ai piedi della salita, in un’insegna affissa su un edificio poco illuminato. Scoprire gli angoli bui della mia città mi riempie di orgoglio; fare uscire i pensieri di Saba dal cantuccio ove per molto tempo si sono posati è un’emozione profonda; passeggiare con i grandi letterati di un tempo è un privilegio che la nostra città, come poche altre, ci regala. Talvolta mi capita di sentirmi come l’inetto Zeno Cosini di Svevo, che, con passo tormentato, si aggirava per le vie della mia città, in un mare di pensieri torbidi e cupi: lungo Corsia Stadion, l’odierna via Battisti, o nei pressi del Tergesteo, nel cuore della città. Questa sera, però, i miei pensieri mi hanno condotto ai piedi di via del Monte.

Muovo i miei passi lenti e decisi sotto un muricciolo, che mi ripara dalla Bora gelida.

È una cara amica, la Bora, che mi fa visita nei giorni in cui la mia testa ospita quei pensieri che tolgono un po’ di serenità: con la stessa forza con cui sradica gli alberi di Piazza Libertà, la Bora spazza via tutti questi pensieri, problemi, inquietudini. Mi distrae. Mi fa compagnia nelle mie passeggiate sul lungomare o tra i vicoli della Cità Vecia. Mi fa venire i brividi quando si infila tra le maniche del giubbotto. E talvolta imita il mio canticchiare lungo la via, fischiando tra gli infissi delle case, tra gli spifferi delle finestre.

Raggiungo la “vetta” di via del Monte, e mi affaccio sulla Scalinata dei Giganti. Solo ora, limpidamente, comprendo quei versi di Saba: Trieste ha una scontrosa grazia.

Avevi ragione, Umberto. Trieste ha una scontrosa grazia. La sua bellezza si scontra contro gli occhi dell’osservatore. Dal cantuccio che mi ricavo sulla sommità di via del Monte, riesco ad abbracciare con lo sguardo le trafficate vie sottostanti e i lontani tetti arroccati sul Carso; e ciò che gli edifici mi impediscono di ammirare, lo immagino nella mia mente: ogni chiesa, ogni sua via scopro, se mena all’ingombrata spiaggia, o alla collina cui, sulla sassosa cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

Mi unisco, così, con lo stesso spirito di Saba, alla sua volontà di cantare Trieste in quanto Trieste.

La sua grazia scontrosa è armoniosa e melodica: un gioco di opposti, dove il Carso incontra l’Adriatico; un crocevia di culture, terra di confine; un patrimonio storico, artistico e culturale unico.

Con lo stupore e la meraviglia di chi ritorna stanco dopo un lungo viaggio, e vede le luci di Trieste accese ad aspettarlo, ad accoglierlo, voglio cantare la mia città, come un amore con gelosia.

di Giovanni Cattaruzza

Una Notte al Liceo

Chi l’ha detto che il latino non serve più a niente e che con la filosofia non si mangia? Troppo spesso, durante le ore di lezione, tende a sfuggirci l’utilità di quanto studiamo e apprendiamo durante gli anni del liceo.

La Notte dei Classici, che quest’anno volge alla sua terza edizione, si è rivelata utile, in primo luogo, per metabolizzare contenuti e materiali da condividere con gli altri. Con questa, organizzandola e vivendola, è possibile capire e apprezzare il vero significato di quello che studiamo e leggiamo.

Rocco Schembra, docente di lettere classiche presso i licei Gulli e Pennisi di Acireale, ha ideato questa iniziativa per discutere. Ha pensato che fosse utile dibattere e confrontarsi a proposito della cultura umanistica in un momento storico in cui sembra che tutto giri attorno al sapere scientifico e all’ipertecnicismo. Da un’idea così semplice ne è nata una manifestazione eterogenea e poliedrica: dibattiti, conferenze, letture in lingua originale, performance teatrali e musicali, laboratori curati da docenti insieme a studenti animano la scuola in un’atmosfera del tutto insolita: di notte. A renderla ancora più “strana” è sicuramente la sinergia che si crea tra insegnanti e allievi, lo spirito di condivisione e di appartenenza che finisce inevitabilmente per emergere ed invadere le mura scolastiche.

Anche quest’anno il liceo Petrarca ha deciso di mettersi in gioco per far rivivere i classici e riscoprirli in chiave moderna.

 

Tra le tante scelte possibili, tra le molte idee appetibili, il tema scelto come filo conduttore durate tutta la serata è la saggezza. Nei diversi ambienti scolastici si animeranno discussioni, interviste e dibattiti per capire quanto e come questa saggezza sia importante per comprendere tanto – se non tutto – del nostro vivere, del nostro stare in società.

La volontà di lasciare “qualcosa” c’è, senza dubbio. Lo dimostra il programma fittissimo che viene proposto. Se da una parte troviamo l’esperienza, la professionalità e la conoscenza di esperti esterni, dall’altra cogliamo l’entusiasmo, la passione e la grande volontà da parte degli studenti di mettersi in gioco, di dire la propria. Ma soprattutto c’è voglia di dimostrare – come dice lo slogan dell’evento – che “i classici hanno ancora molto da dare”.

Troviamo la conferma di tutto ciò nell’aspetto che caratterizza, senza ombra di dubbio, questa manifestazione: il clima di festa. Nonostante tutto, nonostante il fatto che ci si trovi a scuola, ti senti coinvolto in un clima più unico che raro. Il sorriso sulle labbra dei ragazzi, la serenità sui volti degli ospiti e la percezione che la scuola sia più viva che mai ti permette di capire che in quel momento nulla è inutile. Anzi. Perché se è vero che bisogna fare due passi indietro per andare avanti di uno, evidentemente ne vale la pena: vedere un giovane rielaborare ciò che studia per farlo proprio, giustifica il prezzo del biglietto.

Se si pensa, poi, che non c’è il biglietto, allora non avete scuse: il Liceo Petrarca di Trieste vi aspetta!

di Allegra Carboni e Nicolò Rosato

L’UTOPIA di ITS incanta Trieste e il mondo della moda

A Trieste, si tiene da 15 anni l’International Talent Support, un appuntamento imperdibile con gli astri nascenti del fashion. Pochi giorni fa, si è conclusa l’edizione 2016, ecco il racconto – per Trieste Social – di Carla Ciampalini!

Utopia. Bellezza allo stato puro. ITS è il luogo dove nascono poetiche, stili, tendenze, in un’armonia stupefacente di forme, architetture e colori. È un sogno che travalica i principi della standardizzazione ed evolve in puro spirito creativo,  un mondo ideale nel quale la tecnica si fonde con l’originalità, dove regole e consuetudine vengono meravigliosamente infrante, perché, come sosteneva il pubblicitario statunitense William Bernbach, ciò che diviene memorabile non è mai nato da formule o regole precostituite. Utopia è il tema che ha ispirato la quindicesima edizione di International Talent Support. Quindici anni di ricerca, passione e determinazione resi possibili grazie alla straordinaria capacità di Barbara Franchin, ideatrice della prestigiosa rassegna internazionale che ha fatto della sua Trieste, un laboratorio di innovazione e di ricerca, accrescendone anno dopo anno la notorietà e il fascino.

Un successo e un ritorno di immagine strepitoso che poggia sul rigore dei numeri: 15mila partecipanti, 13mila pernottamenti, 27mila pasti consumati, 1.400 giornalisti di testate internazionali presenti, più di 3.000 articoli, oltre 70 i passaggi televisivi. Un’onda di popolarità e business che a ogni edizione travolge la città e lega indissolubilmente l’evento al territorio. Così le prospettive neoclassiche delle Rive si fondono alle visioni creative dei giovani concorrenti. E il purismo funzionale del Salone degli Incanti è la cornice perfetta per la moda del futuro e il susseguirsi di abiti e accessori – vere e proprie opere d’arte da indossare – che scuotono, stupiscono, entusiasmano, ti proiettano in una dimensione che supera i confini, le nazionalità, le diversità. Trieste diventa regno di ispirazione e ingegno, passione e capacità. E il clima è quello di una contagiosa energia e di un irresistibile glamour che si propaga per le vie e le piazze, animando bar, locali, alberghi, contaminando tutti noi.

L’edizione 2016 si è chiusa con la scoperta di dieci nuovi talenti giunti da Nuova Zelanda, ItaliaSlovenia, Inghilterra, Kazakistan, Germania, Sud Corea, Danimarca. Dieci giovani che per la loro abilità, hanno riscosso un apprezzabile riconoscimento in denaro e ottenuto primi contatti preziosi, attraverso i quali proiettarsi verso la strada del successo. Con ogni probabilità, tra qualche anno, indosseremo abiti, gioielli, accessori nati dall’estro delle loro creazioni.

A Trieste resta l’orgoglio di essere stata la rampa di lancio di nuove promesse. E, grazie a Barbara Franchin, la città pensa già idealmente alla prossima edizione. Con la consapevolezza che sia un privilegio essere parte integrante di questa meravigliosa utopia.

Il mondo è là. Arte moderna a Trieste. 1910-1941

L’11 dicembre 2015, siamo andati alla scoperta di una mostra che raccontava un momento cruciale della storia di Trieste: “Il Mondo è là. Arte Moderna a Trieste. 1910-1941”. Al Magazzino delle Idee, smartphone e tablet alla mano! Ecco il racconto di com’è andata nel nostro Storify 😉

 

FOTONOTTE: la maratona notturna alla scoperta di Trieste

10 spazi, 12 reportage, 14 associazioni: venerdì 26 giugno torna FOTONOTTE, la maratona notturna di fotografia in giro per Trieste! Anche quest’anno, TriesteSocial è felice di esserci!

Beh, sì, l’altra volta è stata un successo! Noi che c’eravamo possiamo testimoniarlo: VideoNotte #2 viaggio nella crisi è stata una bella esperienza, ricca di stimoli e suggestioni. Anche divertente, grazie alla formula che richiama una sorta di “caccia al tesoro” fra spazi espositivi e gallerie e al fatto che le persone tendono a perdersi, di notte, per cui era bello incrociarsi sui portoni o agli angoli delle vie e confrontare il percorso fatto, in un gioco leggero di “ce l’ho, mi manca”.

Ora, la Casa dell’Arte ci riprova e mette nuovamente in rete i propri spazi in una delle notti più corte dell’anno per far partecipare la città a FotoNotte #2 altra natura, dedicata alla fotografia italiana e internazionale.  Dieci spazi espositivi disseminati nel centro storico di Trieste e rigorosamente dedicati al contemporaneo, per provare a capire un po’ di più questo nostro presente attraverso gli occhi (e l’obiettivo fotografico) degli artisti.

L’iniziativa presenta 12 reportage fotografici che trattano il tema della natura nelle sue infinite declinazioni e si sviluppa nelle sedi storiche delle 14 associazioni aderenti che coprono tutta la città. A ogni tappa, riceveremo un coupon. Raccogliendone almeno 8, in qualunque degli spazi  avremo completato il nostro tour minimo riceveremo 1 gadget della Casa dell’Arte (solo ai primi 10 che avranno completato le 8 tappe, per cui vi conviene sbrigarvi!).

La città tratteggiata da Fotonotte è una delle tante Trieste possibili e noi stessi possiamo giocare con la mappa delle location costruendoci via via il nostro percorso personalissimo. Per scoprire un po’ di più dei luoghi, ma anche di ciò che ci sta attorno e di noi stessi.
In fondo, non importa da dove cominciamo, ma cosa incontriamo lungo la strada 🙂

Il programma

Per chi ha fretta di cominciare e non vuole aspettare il buio, appuntamento dalle 18.30 alle 20 al Posto delle Fragole (via de Pastrovich 4) con la preview del Lunatico Festival e un brindisi coi vini Sancin.

Dalle 20 alle 24, via con le danze!

> BRA11
via Bramante 11
Matteo Antonante, Terre e limiti, 2015, Italia/Slovenia, a cura di DayDreaming Project

> DoubleRoom
via Canova 9
Maurizio Melozzi, Dreaming Appaloosa, 2009 + Waves, 2013, Italia, a cura di Gruppo78
Paola Vattovani, Rifugio Aquila alternativa zer(0), 2009-15, Italia, a cura di Photo Imago

> JulietRoom
via Battisti 19/a, Muggia (residence Le Dimore)
Antonello Marino, La natura oltre la materia, 2013-15, Italia, a cura di Juliet

> Scuola del Vedere
via Rittmeyer 18, I piano
Alessandro Sarti, Il profumo della rinascita, 2011-15, Croazia/Grecia/Italia, a cura di Scuola del Vedere

> spazio5
via Giulia 5, ammezzato
Stefano Graziani, Devils Tower, 2014, USA, a cura di spazio5

> Studio Tommaseo
via del Monte 2/1
Hiroaki Hasumi, Nippon, 2014, Giappone, a cura di L’Officina, Studio Tommaseo e Trieste Contemporanea

> trart
viale XX Settembre 33, I piano
Paola Pisani, Born, musica di Sebastiano Frattini, 2006-09, Italia, a cura di AIDIA

+ foto diffusa
Altrove, piazzetta Tor Cucherna 8/a
Altrove, PRESENTE ex-caserma di via Rossetti, 2013-15, Italia

> MLZ Art Dep
via Galatti 14
Gabriele Bonato, cracks | into the roots, 2015, Italia

> Stazione Rogers
riva Grumula 14
Luca Petrinka, Interstizi, 2015, Italia, a cura di WorkEvent
+ after show dalle 24 alle 02, ché la notte è giovane 😉
sempre in Stazione Rogers

 

Social storytelling

Ehi, oltre a guardare, perché non provi a raccontare? Usando#fotonottetrieste (e anche #TriesteSocial, se ci sta), potrai partecipare al racconto collettivo di una notte bellissima. Se poi non ti vergogni, puoi anche postare le tue foto con l’esclusiva mascherina per dormire FotoNotte firmata COLLAAB!

 

Chi organizza e sostiene

Fotonotte è un progetto di Casa dell’Arte, realizzato col supporto di Agricola Monte San Pantaleone, La Collina coop. soc. e la partecipazione di Altrove, BRA11, Il Posto delle Fragole, MLZ Art Dep, Stazione Rogers, trart.

Il coordinamento generale è di Massimo Premuda, l’immagine coordinata di Massimiliano Schiozzi

I media partner (ci siamo anche noi!) sono COLLAAB, Fluido.tv, GoodmorningTrieste, Impatto VisivoRadio Fragola, RadioInCorso, TriesteSocial, WorkEvent.

Il brindisi è offerto da Azienda agricola Sancin, perché non ci facciamo mancare nulla 🙂

CASA DELL’ARTE è
AIDIA + Cizerouno + DayDreaming Project + Faltwerksalon + Gruppo78 + Juliet + L’Officina + Mimexity + Photo Imago + Scuola del Vedere + spazio5 + Studio Tommaseo + Terredarte + Trieste Contemporanea

www.casadellarte.itwww.facebook.com/casadellartetrieste

Per infocasadellartetrieste@gmail.com

 

#EsternoGiorno, scoprire Trieste attraverso il cinema!

Vuoi scoprire Trieste da un altro punto di vista? Arrivano le passeggiate cinematografiche! Dal 9 luglio.

Perché proprio il cinema?

Trieste è stata e continua ad essere location cinematografica di grande fascino. Fra le ultime pellicole girate in città, Il ragazzo invisibile di Salvatores, in cui sono riconoscibili molti luoghi caratteristici della città, dal Porto Vecchio alle scalinate dell’Università. Risalendo indietro nel tempo, si scopre che sono stati davvero tanti i registi che sono rimasti incantati dalla città al punto da sceglierla come sfondo (ma come fa Trieste a rimanere sullo sfondo?) delle loro storie. Così è stato per Il Padrino – parte II, in cui l’ex Pescheria si è “prestata” a interpreatare Ellis Island, porta di ingresso del sogno americano, o per Il Paziente Inglese e moltissime altre pellicole, vecchie e recenti. [Se volete saperne di più, vi consigliamo la lettura del bell’approfondimento di Beatrice Fiorentino dedicato all’argomento, Trieste e il cinema e del post di Federica Purgatori per Ovunquista.]

Insomma, Trieste buca lo schermo, come si diceva una volta!

E, allora, c’è chi ha pensato – per fortuna – di farla scoprire anche attraverso i suoi set. Con calma, a piedi, fra amici e con una buona guida.

Per andare alla scoperta di queste e altre curiosità, c’è ora Esterno/Giorno. Passeggiate alla scoperta del cinema nella provincia di Trieste. Otto appuntamenti che si snoderanno nei prossimi mesi e che permetteranno di scoprire tutte le storie e le curiosità legate al rapporto fra Trieste e il cinema. Otto passeggiate per andare alla scoperta di luoghi e storie fra il centro città e il Carso, con percorsi ragionati e tematici. Un modo diverso per scoprire particolari sconosciuti o dimenticati del territorio e vedere come la città è cambiata, osservandola attraverso la lente del cinema, luogo dell’immaginario per eccellenza. E cos’è una città, se non la proiezione di sogni, desideri e passioni? 🙂 

Si parte il 9 luglio. E poi?

Si comincia, nell’ambito della prossima edizione di “ShorTS International Film Festival“, giovedì 9 luglio con “C’era una volta la città dei matti” e venerdì 10 luglio con “Passeggiata nella Trieste del Cinema“. Le due camminate si terranno entrambe alle ore 18.
A partire da settembre, seguiranno poi altri appuntamenti a tema: C’era una volta la città dei matti, alla scoperta del comprensorio di San Giovanni, fra il cinema e Basaglia, con un’incursione nel “dietro le quinte” della Sartoria Lister, e Il Carso, il Mare e il Cinema, alla scoperta del territorio compreso tra Opicina, Napoleonica e Duino.
Infine, in occasione di Barcolana, sabato 10 ottobre alle ore 11 ci sarà una camminata a sorpresa, tutta a tema mare, inserita anche nel programma di FuoriRegata!

Ricapitolando:

Passeggiata nella Trieste del Cinema > Venerdì 10 luglio ore 18 – Sabato 7 novembre ore 14 – Sabato 23 e domenica 24 gennaio 2016.
C’era una volta la città dei matti > Giovedì 9 luglio ore 18 – Domenica 23 agosto ore 18
Il Carso, il Mare e il Cinema > Domenica 20 settembre ore 10.30 – Venerdì 6 novembre
Esterno/Giorno in FuoriRegata > Sabato 10 ottobre, ore 11

Trovi tutto nella BROCHURE.

Chi promuove l’iniziativa? (Ehi, ci siamo anche noi!)

Finanziato dalla Provincia di Trieste, il progetto nasce da un partenariato composto da Casa del Cinema di Trieste, Delegazione FAI di Trieste, Ordine degli Architetti PPC della provincia di Trieste, Associazione Kinoatelje e Lister Sartoria Sociale, in collaborazione con Studio Sandrinelli, Divulgando, e Discover Trieste.

Vi pare che Trieste Social poteva non esserci? 🙂

Da parte nostra, oltre a informare sul calendario delle passeggiate attraverso i nostri canali social, racconteremo in diretta su Twitter le passeggiate. Che veniate a passeggiare con tutti noi o che seguiate via Twitter, Facebook o Instagram, vi invitiamo a unirvi al racconto, usando o seguendo gli hashtag #esternogiorno, #FVGfilmlocation, #TriesteSocial e #discovertrieste!

 

INFO UTILI

La partecipazione è gratuita e aperta a un massimo di 35 partecipanti per ciascuna passeeggiata (tranne per il percorso Il Carso, il Mare e il Cinema, aperto a 20 persone). La prenotazione è obbligatoria per tutti i percorsi e possibile fino alle ore 12.00 del giorno precedente la visita al numero cell. +39 339 4535962 o alla mail casadelcinema.trieste@gmail.com.
Ad accompagnare i partecipanti ci sarà il giornalista e critico cinematografico Nicola Falcinella.

In caso di maltempo la passeggiata sarà rinviata.

Invasioni Digitali a Trieste: dalla Preistoria al ‘900

La cronaca della bella esperienza delle Invasioni Digitali che abbiamo fatto al Museo della guerra per la pace Diego de Henriquez e al Museo di Storia naturale. Invasori sì, ma per il bene di Trieste! 🙂